Finora (il tour continua) ho avuto l’opportunità di incontrare presidenti ed esponenti di circa 40 organizzazioni, gruppi, istituzioni, sindacati e assemblee degli ambiti più vari. Nello scambio di opinioni che ne è nato, ci siamo interrogati sulle seguenti cinque domande:

  1. Quali sono i maggiori punti di forza e le principali debolezze della nostra provincia?
  2. Qual è il problema più urgente che dovremmo risolvere (sia dal punto di vista generale che da quello degli interessi specifici)?
  3. Dove si troverà l’Alto Adige tra cinque anni (quali sviluppi positivi o negativi fondamentali, quali sfide, quali problemi e opportunità si possono già intravvedere)?
  4. Che cosa è indispensabile per produrre uno sviluppo positivo ed evitare sviluppi negativi?
  5. In che modo Lei (la Sua associazione, il Suo gruppo di interesse) può contribuirvi?

I singoli interlocutori erano chiamati a dare una risposta a questi interrogativi sia dal punto di vista specifico dei loro interessi e ambiti d’attività, che da una prospettiva più generica.

In sintesi

L’Alto Adige ha tutta una serie di punti di forza:

  • Persone operose e altamente disponibili, anche nello svolgimento delle attività di volontariato 
  • Un panorama naturalistico e culturale d'eccezione
  • Una qualità di vita complessivamente alta
  • Un punto d'incontro fra due diversi ambiti culturali ed economici
  • Il multilinguismo
  • Un’economia microstrutturata, sana e forte, in tutti i settori: agricoltura, turismo, artigianato, commercio e servizi, industria
  • Imprese familiari, colonna portante dell’economia e della società
  • Forza lavoro qualificata ed efficiente
  • Una buona dotazione di risorse provinciali
  • Un’amministrazione efficiente a livello provinciale e comunale
  • Un sistema sociale funzionante e una buona rete sociale 
  • Un ruolo da precursore in alcuni ambiti specifici

Punti deboli noti:

  • la ricca dotazione di bilancio della Provincia ha generato una mentalità di dipendenza dai contributi accompagnata talvolta da una certa sensazione di invadenza e controllo da parte delle autorità
  • l’iniziativa personale è frenata da una certa iper-regolamentazione e onnipresenza dell’amministrazione pubblica in molti ambiti
  • il crescente apparato pubblico ha fatto aumentare la burocrazia
  • la pressione fiscale e la burocrazia limitano la competitività delle imprese
  • il costo della vita sale sensibilmente; sempre più persone fanno fatica ad arrivare a fine mese
  • cresce il divario fra ricchi e poveri, si manifesta il fenomeno della povertà strisciante
  • si riduce la sicurezza sul mercato del lavoro
  • dilaga la diffidenza verso il nuovo
  • emerge qui e là una certa pretenziosità dei cittadini e delle cittadine
  • la politica soffre, per varie ragioni, di scarsa credibilità, accompagnata alla perdita di fiducia nelle istituzioni
  • l’autonomia, duramente conquistata, è ormai data per scontata e, quindi, messa imprudentemente a rischio 

Sfide (l'elenco non è in ordine di priorità):

  • definire e sfruttare i potenziali di risparmio nella pubblica amministrazione (non con tagli generalizzati, bensì con discernimento e misura) aumentando al tempo stesso l’efficienza (ad esempio accelerando le procedure amministrative)
  • ridefinire il ruolo della regione
  • utilizzare le sinergie a livello comunale 
  • nomina della giunta provinciale in base a competenze specifiche nelle diverse materie (non in base ai marcati voleri delle realtà comprensoriali)
  • ristabilire la fiducia nelle istituzioni
  • rinforzare la consapevolezza del valore dell'attività associativa e di volontariato, abbattere le barriere burocratiche che ostacolano questa attività, garantire sicurezza per la pianificazione
  • organizzare incontri periodici tra le parti sociali e la giunta provinciale
  • avere leggi meno numerose e più chiare, no alla legiferazione ad hoc
  • creare condizioni favorevoli alla giustizia sociale
  • smorzare le paure per il futuro
  • rinforzare la responsabilità individuale
  • ridurre la presenza della pubblica amministrazione negli ambiti che funzionano nel privato
  • creare un ambiente che generi posti di lavoro interessanti e con buone prospettive future
  • migliorare le competenze linguistiche in quanto chiave di una convivenza positiva e dello sviluppo economico
  • creare nuovi modelli di conciliazione tra famiglia e lavoro
  • sostenere gli ambienti rurali per contrastare la tendenza generale all’urbanizzazione
  • creare spazi abitativi a prezzi abbordabili (soprattutto per i giovani e la classe media)
  • riduzione della burocrazia e della pressione fiscale
  • revisione di progetti in base alla loro sostenibilità (e costi derivati)
  • attenta considerazione delle ripercussioni legate ai mutamenti demografici

Opinioni raccolte

Molte/i altoatesine/i desiderano un nuovo tipo di politica:

  1. maggiore libertà: più spazio all’iniziativa individuale e, in cambio, conferimento di maggiori responsabilità
  2. maggiore partecipazione: informazione competente e soprattutto dialogo sui grandi temi per raggiungere soluzioni cooperative
  3. credibilità: impegno trasparente della politica su tematiche specifiche, con obiettivi chiari per le cittadine e i cittadini

Quando si parla del tanto auspicato desiderio di cambiamento, il riferimento non è solo alle persone bensì, soprattutto, al tipo di politica portata avanti e alla necessità di ristabilire la credibilità. I cittadini vogliono essere coinvolti e partecipare alle decisioni; sono anche pronti ad assumere maggiori responsabilità. Spesso si ha l’impressione che la politica possa risolvere tutti i problemi del mondo: ebbene, non è così. Il compito della politica è creare le condizioni di partenza e ottenere a tal fine la fiducia necessaria. La politica deve avere il coraggio di dire la verità ai cittadini, invece di nasconderla.

Partecipazione significa inoltre coinvolgere gli interessati e i gruppi di interesse, ma anche le parti sociali, nelle decisioni. Dovrebbe nascere la sensazione che le persone siano parte della “cosa pubblica”. Tra interessi pubblici e privati deve essere tracciata una netta linea di demarcazione.

In base al principio di sussidiarietà, le decisioni dovrebbero essere prese al livello più vicino possibile alle persone direttamente coinvolte. In questo senso si rende necessaria una nuova e più chiara suddivisione delle responsabilità tra la provincia e i comuni. Anche la ripartizione degli incarichi all’interno della giunta provinciale va ridefinita.
Assai rilevante risulta la rivalutazione del consiglio provinciale. In quanto organo legislativo, è lì che deve svolgersi il dibattito sui grandi sviluppi sociali e sui provvedimenti necessari. Gli input volti a promulgare nuove leggi provengono da tutti i partiti. Durante la preparazione delle proposte di legge, vanno coinvolte tempestivamente nel processo le parti sociali, ma anche i gruppi direttamente interessati e i destinatari delle iniziative, così da considerarne maggiormente le competenze specifiche e il valore dell’esperienza concreta. In questo modo si rendono possibili soluzioni pratiche e realistiche, facilitandone un'attuazione rapida e agevole.

Il bilancio provinciale è costituito dalle imposte pagate dalle/dai cittadine/i e dalle imprese. Queste risorse è dunque giusto che siano gestite con la massima cura.

In primo luogo sarà necessario riscrivere dal principio il bilancio provinciale. Intendo dire che il bilancio non dovrà essere prorogato di anno in anno, come avviene adesso, ma giustificato di volta in volta (zero base budgeting). In parallelo ci dovrà essere un corrispondente adattamento della struttura organizzativa dell’amministrazione provinciale. Porre un limite alla burocrazia consentirà di semplificare le procedure per tutti i regolamenti. I media digitali (e-government) consentono di abbreviare i tempi.

Le crescenti ristrettezze di bilancio costringono la mano pubblica ad accrescere la propria efficienza, limitandone le disponibilità. La pubblica amministrazione dovrà concentrarsi in futuro su quegli ambiti che devono assolutamente restare pubblici. Mi riferisco in particolare alla previdenza che, anche per via dei cambiamenti demografici, metterà l'amministrazione di fronte a nuovi e importanti interrogativi. 
Il bilancio provinciale, finora alquanto pingue, ha permesso di fornire molti servizi pubblici, di finanziare ogni genere di progetto e di distribuire contributi e sovvenzioni con liberalità. Questa situazione, tuttavia, ha anche generato un potente apparato pubblico, in parallelo al quale è cresciuto lo sperpero burocratico. In parte ciò è dovuto a disposizioni statali (ad esempio nell’ambito della sicurezza sul lavoro), in parte anche a normative locali.

Per molte piccole e medie imprese, colonna portante dell’economia altoatesina, l'onere burocratico, unito alla crescente pressione fiscale, è divenuto ormai insostenibile. I posti di lavoro vengono messi a rischio, per via della ridotta competitività, tarpando così le ali ai giovani. Allo stesso tempo l’Alto Adige corre il rischio che la rete sociale non possa più essere finanziata, poiché l’economia è in crisi. Proprio in questo punto critico è opportuno agire in ambito legislativo, riducendo la burocrazia e la pressione fiscale.

L’Alto Adige ha la fortuna di disporre di un enorme potenziale. La produttività degli individui è spiccata, sia sul lavoro che nello svolgimento delle attività di volontariato. La distribuzione a destra e a manca di contributi pubblici ha generato una mentalità di dipendenza dagli aiuti e dalla mano pubblica. Molti avvertono però anche una certa sensazione di controllo e invadenza dei “poteri”. L’obiettivo prioritario deve essere quello di attribuire alle cittadine e ai cittadini maggiori responsabilità individuali così da consentirne una migliore partecipazione in prima persona.


Non spetta all’amministrazione provinciale fare da cuscinetto per il mercato del lavoro. Si richiede una politica del mercato del lavoro attiva, in particolar modo volta a contrastare la minaccia della disoccupazione giovanile. La chiave del successo è una formazione iniziale e continua di qualità e al passo con i tempi, senza dimenticare le garanzie per un accesso equo all’istruzione. La rivalutazione dei mestieri manuali accresce le opportunità delle forze lavoro giovani.

Anche lo scambio “meno contributi in cambio di meno tasse” non è un gioco a somma zero ma, sul piano economico, potrebbe invece comportare vantaggi notevoli. Da un lato vi sono infatti gli incentivi, sparpagliati un po’ ovunque, connessi a un maggiore onere burocratico; dall’altro le imprese, che reagiscono spesso più in fretta della pubblica amministrazione ai cambiamenti che intervengono sul mercato.

Gli sgravi contribuirebbero ad aumentare la competitività delle imprese, dunque anche a creare nuovi posti di lavoro, anche maggiormente retribuiti, perché la ridotta pressione dovrebbe tradursi in un innalzamento dei salari e stipendi dei dipendenti.

La mano pubblica dovrà aiutare i più deboli anche in futuro, mediante prestazioni sociali, di natura finanziaria o di altro genere. È dovere dello Stato, in una economia sociale di mercato. Un altro dovere consiste nel regolare l’economia e il mercato del lavoro in maniera tale da permettere alle persone di trovare un'occupazione e da garantire un buon reddito per sé e per la propria famiglia, in modo da non creare dipendenza dai trasferimenti pubblici. È anche una questione di dignità.

Sia in ambito sociale che economico, come in svariati altri settori, fino alle cariche onorarie, la responsabilità individuale deve essere promossa e sostenuta. La pubblica amministrazione è chiamata ad agire per aiutare se stessa.

Uno dei compiti politici più urgenti al momento è l’elaborazione di una nuova legge urbanistica. L’urbanistica, con tutte le sue disposizioni esecutive, si presenta oggi come un collage composto da troppi regolamenti specifici e da un numero ancor maggiore di deroghe ed eccezioni. Oggi è importante, invece, abbreviare e semplificare le procedure amministrative, da un lato, e garantire maggiore sicurezza legale per i proponenti dall’altro. Per questo vanno eliminate le contraddizioni esistenti. L’urbanistica offre un contributo fondamentale alla conservazione del nostro paesaggio caratteristico. Per il suo sviluppo futuro è imprescindibile trovare un equilibrio tra la comprensibile necessità delle imprese di ottenere più rapidamente una ridestinazione dei terreni e il bisogno di fornire ai privati edilizia sostenibile e affitti abbordabili.

Anche l’architettura svolge un ruolo significativo nel creare forme adeguate alla situazione paesaggistica dell’Alto Adige. Ciò richiede non soltanto soluzioni al passo con i tempi, bensì anche un intenso confronto con la cultura edilizia e abitativa tradizionale. È doveroso usare maggiore cautela nell'uso di suoli e terreni in Alto Adige. Una volta occupate dalle costruzioni, infatti, le superfici possono solo difficilmente essere recuperate: ecco dunque la necessità di dare priorità al recupero dei vecchi edifici e all’utilizzo degli spazi vuoti. In questo senso si possono mettere in gioco nuove concezioni e inaugurare nuovi approcci, ad esempio abbandonando il calcolo della cubatura a favore della gestione delle superfici.

Alcune di queste proposte sono contenute nel progetto per la mini-riforma dell’urbanistica appena presentato, che si spera sarà approvato dal consiglio prima del termine della legislatura. Resta comunque la grande sfida: una riforma organica globale della legislazione sull’urbanistica e sulla tutela del paesaggio che possa essere uno strumento efficiente, effettivo e per quanto possibile obiettivo (ossia non concepito ad hoc) per la pianificazione e lo sviluppo territoriale.

La gente si aspetta una svolta nella politica energetica: lo sviluppo e lo sfruttamento delle fonti  idroelettriche sono stati un grande successo per l’Alto Adige. Si deve ora trovare una nuova modalità per l’attribuzione delle concessioni. Con una chiara divisione fra l’arbitro (la provincia) e i giocatori (che possono essere i comuni, i privati e la SEL). Le concessioni ancora aperte e contestate vanno gestite in via stragiudiziale.

In futuro gli standard da rispettare andranno indicati chiaramente nel bando delle concessioni. In nome dell’interesse pubblico vanno elevati gli oneri a carico dei candidati (es. prestazioni ambientali e tasse sull’acqua). Ciò andrebbe in ogni caso a vantaggio delle cittadine e dei cittadini altoatesini. L’acqua è un bene pubblico: il suo sfruttamento per la produzione energetica dovrebbe dunque passare alla mano pubblica e, tramite le prestazioni sociali, ritornare alla cittadinanza. Insieme agli interessati è opportuno altresì definire un criterio di ripartizione equo tra tutti i comuni per dividere i ricavi della produzione energetica in maniera corretta. Tra i produttori di energia pubblici devono esserci modelli di cooperazione consensuale.

L’Alto Adige ha la competenza necessaria per portare avanti una politica energetica sensata e trasparente. Dopo gli errori del passato è ora giunto il momento di affrontare il tema dell’energia in maniera attiva e scrupolosa.

Affinché la politica possa trovare soluzioni da mettere in pratica negli ambiti di cui sopra, uno spazio di manovra legislativo adeguato costituisce un requisito essenziale, di cui il nostro statuto di autonomia è il fondamento.

La via dell’autonomia è il cammino da seguire per l’Alto Adige, con diplomazia e caparbietà. La priorità consiste ora nel colmare le lacune sorte con la riforma costituzionale del 2001. Dopo di che si potrà continuare a lavorare per il potenziamento dell’autonomia. La necessaria rielaborazione dello statuto di autonomia non deve soltanto essere assicurata a livello internazionale, ma anche con il consenso di tutti i gruppi etnici che vivono in Alto Adige. Solo così sarà garantito che tutte le altoatesine e gli altoatesini si possano identificare con la nostra “legge fondamentale” e la difendano insieme.

Il futuro dell’Alto Adige va considerato nel contesto europeo. L’Euroregione Tirolo riserva un grande potenziale; per questo c’è bisogno di una stretta cooperazione con Vienna e di una buona connessione con Roma e Bruxelles. Deve essere possibile parlare del futuro della nostra provincia anche senza il così noto narcisismo. È importante che lo sguardo si spinga oltre i confini, verso l'esterno del nostro territorio: lo sviluppo dell’Alto Adige non può che accompagnarsi a quello dell’Europa. L’Europa delle regioni non può restare un’espressione vuota, ma deve riempirsi di significato. E ogni individuo deve darvi il proprio contributo.

Si è parlato e si continua a parlare molto della funzione di ponte che l’Alto Adige svolge tra gli ambiti culturali tedesco e italiano. In realtà non abbiamo ancora utilizzato appieno l’enorme potenziale culturale ed economico che in esso è racchiuso. A tal fine è opportuno rinforzare le competenze linguistiche dei nostri bambini. Ora più che mai dovremmo accogliere e gestire questa sfida in armonia con i tre gruppi linguistici che vivono nella nostra Provincia.

La cultura è la base della nostra autonomia; per essa l’Alto Adige ha fatto molto in passato e deve continuare a farlo, impegnandosi intensamente in questo senso. Le nostre associazioni culturali, come in Austria e in Baviera, hanno la possibilità di esercitare le loro attività e curare le tradizioni, e lo fanno con grande entusiasmo. Questo permette di creare un senso di identità, di appartenenza comune e di condivisione tra le persone. La vicinanza e la comunanza tra cultura popolare e arte e cultura contemporanea hanno portato in Alto Adige allo sviluppo di un vivace panorama culturale.

Non dimentichiamo che la nostra autonomia poggia sulla tutela delle minoranze linguistiche e culturali. In Alto Adige la politica culturale risulta pertanto più che mai importante. La relazione fra tradizione e modernità, tra valori vissuti e apertura ci indicherà la via verso un futuro di successo per la nostra provincia.

I punti e gli ambiti qui ricordati rappresentano in modo incompleto le innumerevoli tematiche emerse durante il mio tour per l’Alto Adige, sulle quali sono pronto ad esprimermi in qualsiasi momento. Questo tuttavia non significa che temi e questioni che non appaiono in questo elenco siano meno rilevanti o di secondaria importanza.

I miei interlocutori mi hanno consentito di conoscerne e approfondirne attività e obiettivi, dimostrandomi con il loro impegno e le loro riflessioni quanto abbiano a cuore il futuro dell’Alto Adige. Desidero ringraziare ancora una volta tutte le persone che hanno dedicato un po’ del loro prezioso tempo allo scambio di opinioni “Alto Adige oggi e domani” e a coloro che lo faranno in futuro. 

Arno Kompatscher, Bolzano, 18 Aprile 2013