Viviamo in un'epoca movimentata. “Cambiare” non è più un semplice slogan, ma una realtà quotidiana. Anche in Alto Adige. E l'interrogativo che dobbiamo porci è “quale sviluppo dare alla nostra Provincia?”

Insieme per accompagnare l’Alto Adige all’incontro con il futuro!
— Arno Kompatscher

Come fare a mantenere quel che funziona bene e a cambiare quel che non è più al passo con i tempi? Come strutturare il presente per trasformarlo in un futuro di successo? Come dovrà essere questa provincia perché i nostri figli possano continuare a chiamarla “la nostra terra”?

Politica e amministrazione dovranno innanzitutto sapersi adeguare alle mutate condizioni sociali, gestendo pertanto questo territorio in modo efficiente, trasparente e indipendente. Senza travolgere nel loro agire le persone ma, al contrario, rendendole partecipi e convincendole dell'opportunità del lavoro svolto. Ciò significa puntare su una maggiore responsabilità individuale, significa riconoscere una maggiore libertà agli individui. La società vive grazie all'impegno di coloro, uomini e donne, che la compongono. Alla pubblica amministrazione la società chiede di creare le condizioni più adatte al suo sviluppo e di fornirle gli stimoli necessari. La società non vuole un'amministrazione fungente solo da organo di controllo e di sovvenzione. Un siffatto obiettivo impone però un cambiamento di rotta, un nuovo atteggiamento della politica, ma anche dei cittadini.

Ci sono decisioni ad attenderci, decisioni che ci dovranno indicare la strada da prendere: in campo economico, nel mondo del lavoro, nell'ambito delle pari opportunità, dell'ambiente, dell'energia, dell'istruzione, dell'Europa, dei flussi migratori e in molti altri ancora. Decisioni che influiscono fortemente sulla nostra vita e sul futuro della nostra terra. 

L'Alto Adige vanta un potenziale di tutto rispetto; un potenziale che, in parte, è ancora da sfruttare. Dalla sua funzione di ponte, fra l'ambiente culturale ed economico italiano e quello tedesco, al potenziamento del sistema educativo, fino allo sviluppo di nuove soluzioni per la nostra autonomia, definibili con il contributo di tutti i gruppi linguistici che vivono qui.

Quel che serve all'Alto Adige è un margine di manovra e di organizzazione per la Provincia e i suoi cittadini, ma anche la concentrazione sui suoi punti di forza e sulle condizioni quadro atte a favorire una costante sicurezza sociale.

La mia visione dell'Alto Adige non è né facile né veloce da realizzare. Chi mi vota non lo fa per sentirsi dire quel che vuole, ma perché dico apertamente e con franchezza quel che a mio avviso va fatto.

Io sono per la vera democrazia, sono per la trasparenza delle decisioni, per lo spirito di gruppo, per la giustizia, per l'arginamento dei lobbismi e delle cordate. La politica, in futuro, deve tornare maggiormente ad autolimitarsi, deve interrogarsi sul suo ruolo e sulla ripartizione di poteri e funzioni. Il Consiglio provinciale va rivalutato e rafforzato nel suo ruolo di organo legislativo. Il pragmatismo di una persona come Luis Durnwalder è andato benissimo negli ultimi due decenni. Ora, però, ci serve un approccio che miri a porsi nuovamente obiettivi a lungo termine.

Tanta è la fiducia andata persa negli ultimi anni. Ed è una fiducia che va riconquistata. Questo è quel che propongo all'Alto Adige. È il nostro futuro. Disegniamolo insieme.